Andava fatto.
Andava fatto.
Continuo a ripetermi questa frase come un mantra, illudendomi che possa servire a qualcosa. Non brucia, no, non brucia, fidati; è solo la tua testa che sta andando in pezzi, è solo l’ebrezza di un alcool che-sporco bastardo-si deve per forza stare annidando nel tuo corpo, da qualche parte, è solo il catrame di sigarette che-in fondo-non hai mai davvero fumato. Non brucia, è solo la sera che è calata, non brucia, è solo la casa vuota che ti mette malinconia, non brucia, vedrai che domani te ne renderai conto.
Sai di aver fatto la cosa giusta, sai che andava fatto, sai che era la cosa migliore, anche se non per te, anche se per te-cazzo-sì che brucia.
Non prenderti in giro da solo, sta davvero bruciando; qualsiasi scusa possa inventare non sarà mai abbastanza convincente da insediarsi al posto della verità, di infiltrarsi strisciando partendo dalle spire della tua coscienza, dopo averla divorata dall’interno. Ma almeno sai, e per fortuna almeno di questo sei sicuro, che sei stato capace di prendere una decisione veramente in favore di qualcun altro, anche se per te significava dolore; è già qualcosa, no?
Guarda come parla bene la mia coscienza-sempre che esista-guarda che bel monologo, che perfetta opera di autoconvincimento che ha tirato fuori. Ci sarebbe quasi da esserne fieri, se non conoscessi bene la volatilità di ogni singolo pensiero, pronto a mutare forma, direzione e colore ogni minimo cambio di vento; ma adesso, solo per questa inutile volta, può essere giusto fissare questo pensiero sulla carta.
Potrà mai servire a qualcosa? Ovviamente no, solo-al massimo- a provocare qualche risata amara. Ma quelle non sono un problema; l’importante è aver evitato il frastuono esterno dell’unico rumore che riesce a sovrastare quello della mia testa che sta andando in pezzi, l’assordante tintinnio delle lacrime che nascono, pian piano scivolano via, affannose e lente come anime troppo stanche, dondolano al limite di un viso che non è il mio, e poi titubanti si lasciano scivolare giù.
E quando toccano terra, il boato, che resta lì, come un eco pallido e malato.
" Io non tremo, è solo un po’ di me che se ne va. "
Se n’è bello che andato (questa non è una cit., ok)
Avrebbe dovuto salutare.
Mi ha sputato in un occhio, abbastanza schifato. Vale?
Mh, sì. Devi parlarmi un po’, sai?
Suppongo non sia una malvagia idea…
No, non lo è affatto. Ti aspetto eh.
Va bene, va bene. Convinci la mia testa malata, però.
Non credo serva che lo faccia io. Non è poi così malata, alla fine.
In realtà sì. Marcia, credo, sfatta.
Sarò io a giudicare.