Halfway across
Choose the other path, sempre.
L’unica cosa che posso rovinare senza rimpianti è me stesso; per il resto, per gli altri, suppongo sia decisamente meglio evitare.
Choose the other path, sempre.
L’unica cosa che posso rovinare senza rimpianti è me stesso; per il resto, per gli altri, suppongo sia decisamente meglio evitare.
Sono bravo.
Non faccio niente, mi sto fermo, penso ad altro; sicuramente è più giusto. Per tutti.
Mi è venuto in mente che, lì in fondo, accuratamente riposto nel cassetto più in basso, si trova un piccolo pacchettino, preso tre anni fa, o giù di lì; il fatto che non abbia mai avuto occasione di essere consegnato a chicchessia la dice lunga sull’evoluzione di tutto, sul percorso di questi mille giorni.
E, visto come stanno le cose, penso che rimarrà per sempre lì, a prendere polvere, ma quantomeno senza ingannare nessuno con il suo luminoso potere.
I’m trying to get some rest. (sentita&sofferta proprio)
No, eh?
No.
Continuo a ripetermi questa frase come un mantra, illudendomi che possa servire a qualcosa. Non brucia, no, non brucia, fidati; è solo la tua testa che sta andando in pezzi, è solo l’ebrezza di un alcool che-sporco bastardo-si deve per forza stare annidando nel tuo corpo, da qualche parte, è solo il catrame di sigarette che-in fondo-non hai mai davvero fumato. Non brucia, è solo la sera che è calata, non brucia, è solo la casa vuota che ti mette malinconia, non brucia, vedrai che domani te ne renderai conto.
Sai di aver fatto la cosa giusta, sai che andava fatto, sai che era la cosa migliore, anche se non per te, anche se per te-cazzo-sì che brucia.
Non prenderti in giro da solo, sta davvero bruciando; qualsiasi scusa possa inventare non sarà mai abbastanza convincente da insediarsi al posto della verità, di infiltrarsi strisciando partendo dalle spire della tua coscienza, dopo averla divorata dall’interno. Ma almeno sai, e per fortuna almeno di questo sei sicuro, che sei stato capace di prendere una decisione veramente in favore di qualcun altro, anche se per te significava dolore; è già qualcosa, no?
Guarda come parla bene la mia coscienza-sempre che esista-guarda che bel monologo, che perfetta opera di autoconvincimento che ha tirato fuori. Ci sarebbe quasi da esserne fieri, se non conoscessi bene la volatilità di ogni singolo pensiero, pronto a mutare forma, direzione e colore ogni minimo cambio di vento; ma adesso, solo per questa inutile volta, può essere giusto fissare questo pensiero sulla carta.
Potrà mai servire a qualcosa? Ovviamente no, solo-al massimo- a provocare qualche risata amara. Ma quelle non sono un problema; l’importante è aver evitato il frastuono esterno dell’unico rumore che riesce a sovrastare quello della mia testa che sta andando in pezzi, l’assordante tintinnio delle lacrime che nascono, pian piano scivolano via, affannose e lente come anime troppo stanche, dondolano al limite di un viso che non è il mio, e poi titubanti si lasciano scivolare giù.
E quando toccano terra, il boato, che resta lì, come un eco pallido e malato.
**
Ho contratto troppi debiti, e li sto pagando tutti adesso, tutti insieme, caricati di interessi di lacrime e sangue, senza possibilità di evadere, senza speranze di sconti.
Ed è giusto così.
A questo punto è pressoché inutile continuare; non interessa a nessuno, non serve a me.
Ciao.